Cos’hanno a che fare BigData, riscaldamento globale e soluzioni per il territorio?

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Cos’hanno a che fare BigData, riscaldamento globale e soluzioni per il territorio?

BigData e ambiente sembrano non avere niente in comune. Ma non è così. Una relazione c’è e può essere determinante per la salute del nostro pianeta.

Se è vero che l’uomo è il maggior responsabile dello sfacelo ambientale a cui stiamo assistendo, a partire dal riscaldamento globale, è altrettanto vero che tocca a lui trovare una soluzione. Avvalersi di BigData e nuove tecnologie sembra la strada giusta da percorrere per la salvaguardia della Terra.

 

Il primo passo è quello i raccogliere la quantità maggiore possibile di dati (BigData appunto) per poi analizzarli. E per attuare questo piano ci sono già soluzioni pronte e adottabili:

– droni dotati di videocamere e sensori, in grado di raggiungere luoghi altrimenti inaccessibili

– satelliti che dallo spazio inviano flussi documentali sull’andamento dei territori

– tecnice del sequenziamento del DNA ambientale

– citizen science messa in pratica dai cittadini appassionati di scienze e ambiente

Insomma, non tutto è perduto: progresso e tecnologia, se da una parte vengono incrimanti per i problemi ambientali, dall’altra parte sono il veicolo primo per la soluzione di queste e tante altre problematiche,  non solo in questo settore.

La ricerca è stata condotta dall’Università di Milano-Bicocca:

L’Italia ha una ricchezza straordinaria di paesaggi, modellati da millenni di relazione tra uomo e ambiente: pensiamo per esempio al Chianti, al Salento o alle colline degli Appennini.
Oggi sono in atto molte trasformazioni che minacciano questi splendidi mosaici di ecosistemi: primo fra tutti il riscaldamento globale, che investirà prima il Sud per poi avanzare verso Nord, determinando la migrazione di specie e l’isolamento degli habitat sommitali di montagna, soprattutto sugli Appennini.
Un altro trend preoccupante riguarda le pianure, dove stiamo perdendo suolo agricolo a favore di suolo urbanizzato con un ritmo insostenibile, e le zone montane e collinari, dove lo spopolamento sta portando alla ricrescita delle foreste che, per quanto positiva, può comportare la scomparsa di specie importanti.
Davanti a queste sfide impellenti, oggi vengono date tante risposte, locali e non sempre coordinate. Quello che servirebbe, è invece un investimento a livello nazionale sul monitoraggio di habitat, paesaggi e biodiversità, in collaborazione con le società scientifiche che se ne occupano. Monitorare vuol dire raccogliere grandi quantità di dati con una precisione senza precedenti, così come ci consentono oggi le nuove tecnologie.
Emilio Padoa-Schioppa, docente di Ecologia all’Università di Milano-Bicocca e vicepresidente della Siep-Iale.